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    IX^

Sun

Come la luce marina
(S'uniscono entrambi nell'ìncavo celeste)
E' la voce dell'altipiano.
Dimorare nella presente sua pace
La silenziosa contrada senza più pareti,
Questo significa riposo dall'esilio.
Il riposo custodisce il riposo.
Ma dove dimora l'altipiano
La sua vocazione incessante tra
Terra e cielo
Tra deserto e mare,
Questo suo essere linea ed orizzonte
All'occhio del cuore
Che cuce con pazienza e attesa
Gli strappi a una memoria sitibonda
D'oblìo?
Tutela l'altipiano se stesso
Più che il bosco il suo centro nascosto.

Proprio là dove più incedi
E invece, proprio là, più indietreggi,
La Pace dispensa l'ascolto della contrada.
Dove? Non chiedere. Ascolta.
Cose nuove s'assiepano e cose antiche
Perdute e ritrovate
Trasmesse e conservate
Nella capanna dell'altipiano.
Chi entra e fuoriesce con passo sbadato
Non conosce le misericordiose viscere
Che sgorgano lava fiorita.
Solo abitando l'altipiano della capanna
Le pareti ti copriranno un giorno
Con scialle lucente
E parole incise non più come comandi.

Saranno dardi infuocati
Che tatuano il capo

Ricurvo sotto il peso di semi
Dagli aurei frutti,
Che illuminano i passi lievitati
In una nascosta esperienza:
Antica attesa
A un incontro interiore
Sulla contrada celeste.
S'ascoltano gli incontrati
Incontro là dove alle spalle
Hanno esiliato le loro certezze
(Rocce aguzze di dolore) e in fronte
Hanno gli sguardi pacati
Vòlti a una remota origine
Dove il giorno
Riposa un lento concrescere
Senza nome.

Variazione da "PIANGALARDO"